Articolo pubblicato su Rovigo oggi.it

Il FASCINO DELL’ARTE ORIENTALE RIVISITATO DAI SOCI DEL CIRCOLO POLESANO DEGLI AMICI DELL’ARTE

La relatrice Silvia Vesco, ricercatrice e docente di Storia dell’Arte giapponese presso il Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea dell’Università Ca’ Foscari di Venezia ha introdotto i presenti  nell’affascinante mondo dell’Arte giapponese.

Successivamente i soci si sono recati a Milano a Palazzo Reale, per visitare la mostra di tre grandi maestri  giapponesi “Hokusai – Hiroshige – Utamaro”.

 

Sono riprese, dopo la pausa natalizia, le attività culturali del Circolo Polesano degli Amici dell’Arte. La Presidente Cristina Destro ha invitato, nella conviviale di gennaio, l’esperta Silvia Vesco, conoscitrice dell’ Arte orientale, nota per aver organizzato diversi convegni internazionali e per aver curato importanti mostre d’Arte giapponese in prestigiose sedi italiane e in Giappone. L’esperta ha spiegato ai numerosi soci presenti, che quando si pensa all’Arte giapponese, immediatamente si associano immagini intriganti legate al fascino esotico della calligrafia, della pittura monocroma a inchiostro, alle stampe floreali, alle rappresentazioni della natura o delle grazie femminili. In effetti il panorama stilistico nipponico, dalle lontane origini e sino all’ Arte contemporanea, presenta sicuramente peculiarità che lo rendono  unico nel più ampio contesto artistico mondiale. La docente  ha continuato la conferenza  compiendo un excursus  storico, spiegando che la società primitiva, sin dalle sue origini, si distingueva per la creazione di oggetti ceramici di notevole fattura, figure fittili, statuine dogù usate come amuleti.

Successivamente, si sviluppò una società più evoluta, quella Yajoi, il cui elemento distintivo riguardava l’introduzione di oggetti di metallo di pregevole fattura, tra i quali specchi, spade e lance.

E’ con l’affermazione del buddismo (nel VI secolo d.C.), che si determinò una svolta anche in campo artistico con la costruzione di templi e sculture legate al nuovo mondo, e tale filosofia si affiancò in modo del tutto pacifico allo shintoismo, che costituiva la religione primigenia e autoctona dell’arcipelago giapponese.

Di seguito, l’ascesa della classe samuraica (1185 – 1133), diffuse valori e canoni estetici nuovi: la ricerca del movimento e del realismo nella scultura, la pittura monocroma a inchiostro, la cerimonia del tè e la composizione floreale (ikebana), in adesione ai concetti di sobrietà e semplicità proposti dal buddismo zen.

Dopo un periodo di transizione turbolenta tra i diversi signori feudali, avvenne, di seguito, una stabilizzazione nel Paese, cui seguì un lungo periodo di pace (1615 – 1868) che portò all’affermazione di una classe borghese dotata di una rinnovata sensibilità artistica.

Il fulcro della vita cittadina divennero i quartieri di piacere, le case da tè e, soprattutto, il teatro. In questo periodo nacquero le famose stampe Ukijoe (immagini del “mondo fluttuante”), che tanta influenza ebbero sugli artisti impressionisti occidentali (Monet, Renoir, Degas, Pissarro, Van Gogh e altri).

Le beltà femminili, le geishe che intrattenevano i clienti nelle case di piacere, gli attori del teatro Kabuki, l’attenzione ai diversi aspetti della natura nelle cascate, nelle stazioni di posta o nelle 36 vedute del monte Fuji, divennero dei veri propri archetipi nella rappresentazione del Giappone.

L’apertura forzata del Paese a fine del 1800 concluse l’isolamento territoriale e culturale dell’arcipelago, che avvertì una sempre maggiore influenza del mondo occidentale, e si impegnò nella ricerca di adattamento al mondo esterno.

Dopo la seconda guerra mondiale e gli eventi connessi al disastro atomico di Hiroshima e Nagasaki, il Giappone ha tentato di reinserirsi all’interno del panorama mondiale. Anche in campo artistico, soprattutto nella pittura, nella fotografia, nel cinema e nella grafica, si è cercato di dare delle risposte ad una tragedia altrimenti indicibile.

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