Il Circolo Amici dell’Arte non si limita a celebrare il bello, ma invita i soci a interrogarsi anche su aspetti più complessi e inquietanti della creazione artistica. In questa prospettiva si inserisce la serata di giovedì 15 gennaio ore 20 all’Hotel Cristallo, dedicata a: Il mostruoso nell’Arte. “Dal terrore medievale alle malinconiche presenze di Tim Burton. Ciò che il bello non sa dire”.

La relatrice della serata Flavia Micol Andreasi docente, storica dell’arte, giornalista, invitata dal presidente Giorgio Lazzarini, presenterà un excursus affascinante attraverso la storia dell’arte e dell’immaginario. La studiosa illustrerà come la paura del mostruoso che l’uomo riversa su ciò che non comprende e percepisce come diverso o minaccioso, abbia subito varie trasformazioni nei secoli. Nell’antichità, nelle chiese romaniche e gotiche, in capitelli, portali e cornicioni esistevano veri repertori mostruosi: creature ibride, malefiche, gargoyle, draghi, grifoni, generate dalla fantasia e dalle angosce dell’uomo, che stavano a rappresentare il male, il peccato e il caos contrapposti all’ordine divino.

Solamente nelle epoche successive, come nel Rinascimento l’essere mostruoso perde la sua funzione puramente morale e diventa oggetto di curiosità intellettuale. Leonardo da Vinci nei suoi fogli esplora deformazioni, volti grotteschi e qui il diverso non è più demoniaco, ma scientifico, non rappresenta un’entità esterna e minacciosa, ma diviene portatore di emozioni, conflitti interiori e sofferenze. In architettura, il Parco dei Mostri di Bomarzo, risalente al XVI secolo, con sculture gigantesche e bocche infernali e figure ibride, incarna l’angoscia esistenziale e la perdita dell’ordine classico.

Nel Barocco, Caravaggio affronta il mostruoso in chiave psicologica. La Medusa (dipinta nel 1597) non è solo una testa recisa, ma uno sguardo che paralizza, un urlo dipinto che rende l’orrore umano e reale. Il mostruoso, approfondendo il tema della serata, diventa nell’arte uno strumento espressivo necessario, perché dà voce a ciò che il bello tende a nascondere, come il dolore, la paura, l’alterità e le contraddizioni dell’essere umano.

Se diamo ora uno sguardo al cinema contemporaneo surreale, inteso come forma d’arte, notiamo che non sono rappresentate solo immagini di paura, ma situazioni profondamente umane: esseri diversi che provano sentimenti, soffrono per l’emarginazione e il rifiuto. Il vero elemento disturbante non è il mostro in sé, ma la società che lo esclude.
A raccontarlo, tra i vari artisti del genere, è stato individuato il regista statunitense Tim Burton, conosciuto per lo stile gotico, surreale, melanconico. Tra i suoi film più famosi vanno segnalati “Edward mani di forbice”, “La sposa cadavere” e altri in cui il mostruoso diventa metafora della condizione umana, incarnazione delle paure e delle contraddizioni che appartengono a tutti. Non rappresenta più ciò che va combattuto o eliminato, ma ciò che chiede di essere compreso.

Il tema della serata trova una concreta estensione nella mostra “Stregherie. Iconografia, riti e simboli delle eretiche del sapere” ospitata a Padova nella Cattedrale ex Macello, in programma per soci e simpatizzanti sabato 24 gennaio.
Federica Panziera