LA CONVIVIALE: LA LEGGENDA DI ROBERT CAPA PRESENTATA AL CIRCOLO

L’esperto d’arte Gabriel Bauret, dopo il successo della recente mostra fotografica su Robert Doisenau presenta, nelle gallerie di Palazzo Roverella, una esposizione dedicata a Robert Capa, fotografo di guerra, autore di opere iconiche che hanno lasciato un’impronta importante nel mondo del fotogiornalismo del novecento. Per conoscere a fondo l’artista ungherese, naturalizzato statunitense, i soci ed amici del Circolo Polesano Amici dell’Arte, diretti da Maurizio Noce, si sono dati appuntamento al Ristorante Hotel Regina Margherita, nella conviviale di giovedì 20 ottobre, ore 20.

A presentare la grande vitalità e temerarietà di Capa, spetterà all’architetto rodigino Martino Pietropoli, che collabora con il padre Guido nell’omonimo studio di progettazione architettonica. All’attività professionale affianca la docenza universitaria, la passione per la fotografia, la grafica, la scrittura e tanto altro ancora.

Ha commentato il relatore “Sono pochi i fotografi del secolo scorso ad aver avuto un’influenza così diffusa e duratura come Robert Capa. Ciò deriva dalla forte iconicità delle sue immagini e alla capacità di affrontare il  pericolo con una temerarietà senza pari: con i suoi reportage ha reso testimonianza di cinque conflitti bellici, fino alla sua tragica morte, avvenuta in Indocina per l’esplosione di una mina antiuomo mentre documentava la guerra al fronte.

Attraverso le sue immagini ha consentito al pubblico del ventesimo secolo di vedere per la prima volta senza filtri, le conseguenze della guerra moderna e meccanizzata, che costituivano il suo principale oggetto di studio. Negli anni dei brutali assalti dei carri armati e dei devastanti bombardamenti, immortalò il dramma dei soldati al fronte e quello dei rifugiati in fuga, sradicati dalle loro terre; disprezzava ogni conflitto armato, perché secondo la sua visione costituiva un provvedimento illegittimo in mano a poteri dittatoriali, contro cui combatteva con la sola forza dei suoi scatti. Il suo stile fotografico, a volte sgranato e come leggermente fuori fuoco, può dare l’impressione che l’immagine sia frutto di una veloce impulsività, invece era il frutto di uno studio creato in laboratorio, con cui intendeva coglierne gli aspetti principali trasformandoli in sequenze, in grado di comporre tutto l’intenso dramma umano. Di Robert Capa va sottolineata la passione nel raccontare la realtà in modo soggettivo, senza mai fingere di essere un testimone imparziale, aveva il suo punto di vista, ed era quello a determinare la scelta dei suoi soggetti. Abbracciò la lotta contro le dittature, con l’intento di far emergere il senso della verità, l’autenticità e l’integrità derivate dal suo sforzo di tradurre in una fedele registrazione gli avvenimenti in corso davanti al suo obbiettivo, influenzare il suo pubblico portandolo ad una visione di pace.

Ha concluso Pietropoli “Capa credeva fermamente che l’ampia diffusione della fotografia potesse, in qualche modo, far luce sulle ingiustizie e ispirare una trasformazione politica, scontando con una morte prematura i suoi ideali, per i quali si era battuto con la grande forza della sua inseparabile macchina fotografica, una Leica 35 mm”.

Alla conviviale seguirà la visita alla mostra sabato 30 ottobre.

Il relatore della serata Arch. Martino Pietropoli

 

 

Federica Panziera